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Comune di Colle Umberto Provincia di Treviso
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Via dell'Abbazia, 1 CAP 31014
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Tel.: 0438.39775 Fax: 0438.394519 C.F.: 84000770267 P.IVA: 00552970261
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| Edifici Religiosi di Colle Umberto |
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Chiesa Arcipretale di Colle Umberto
Lo stile architettonico della facciata dell'arcipretale di Colle Umberto,
nonchè l'impianto planimetrico dell'interno, ad un'unica ampia navata,
rivelano chiaramente la cultura neoclassica del progettista Sebastiano De
Boni.
La facciata si presenta caratterizzata da quattro lesene di ordine composito
sorrette da un massiccio zoccolo in pietra d'Istria, reggenti a loro volta
la cornice di trabeazione, oltre la quale è impostato il frontone
triangolare, decorato da un'apertura trilobata nel timpano e da un acroterio
con la croce sul vertice. Il portale d'ingresso, con piccolo frontone, introduce
nell'ampia 
aula ad un'unica navata non perfettamente regolare perchè gli angoli risultano
smussati, con il coro e le due cappelle votive, dedicate a S. Antonio e
all'Immacolata, sopraelevati rispetto al piano di calpestio. Le pareti laterali
sono scandite da quattro altari incassati in nicchie e separati da lesene
abbinate che sorreggono una imponente cornice marcapiano che corre lungo
tutta la navata; sopra questa, in corrispondenza di quelle sottostanti,
poggiano altrettante coppie di piccole lesene, alternate alle sei ampie
finestre rettangolari che hanno la funzione di illuminare l'aula con una
luce diffusa. La cornice marcapiano continua nella zona presbiteriale, sorretta
da lesene singole compresse fra i tre archi che sorreggono il catino absidale;
sopra il coro si eleva la maestosa cupola poggiante su pennacchi. L'ampliamento
del presbiterio, eseguito nel 1929 su progetto dell'architetto Domenico
Rupolo di Caneva raccordando intorno ad esso le due citate cappelle votive,
ha certo conferito maggiore praticità e compiutezza all'edificio, con l'aggiunta
di tre vani adibiti a ripostiglio e sacrestia, a scapito però dell'organicità
della impostazione originale data dal De Boni, quale risulta dal quadro
di Antonio Pigatti con "Processione del Corpus Domini”, evidentemente dipinto
prima di quell'anno. Tale ampliamento è testimoniato da una iscrizione posta
presso l'altare maggiore, del quale, pure dello stesso Sebastiano De Boni
è anche il progetto del campanile, alto 41 metri, riedificato tra il 1816
e il 1821 sulle rovine del precedente, cominciato nel 1810 ma improvvisamente
crollato il 24 giugno 1815. E’ verosimile pensare che, negli anni in cui
il De Boni era impegnato nella direzione dei lavori relativi alla chiesa
e al campanile, egli sia intervenuto a Colle anche nella sistemazione della
Villa Morosini, ora Lucheschi, e della cappella adiacente. Per quanto riguarda
gli arredi d'arte dell'arcipretale, il loro studio filologico segue in apposito
catalogo; un cenno di rilievo però merita il grande organo del Pugina, addossato
al retrofacciata sopra la cantoria elegantemente intagliata, inaugurato
il 24 ottobre 1924 in sostituzione, di quello originario. |
Chiesa Arcipretale di S. Martino di Colle Umberto
L'arcipretale di S. Martino di Colle Umberto si fregia di un elegante
porticato rinascimentale esteso all'intera facciata, eco della Loggia del
Sansovino a Ceneda di Vittorio Veneto, ora Museo della Battaglia, di cui
ripete il motivo delle cinque arcate anteriori e delle due laterali.
La chiesa attuale, ad una sola navata, è il risultato delle radicali
trasformazioni, avvenute ai primi dell'Ottocento, del precedente edificio
quattrocentesco consacrato dal vescovo Michele Dalla Torre solo nel 1548;
lo stemma di questo prelato, che resse la diocesi di Ceneda dal 1547 al
1586, è stato scolpito sulla chiave di volta dell'arco centrale.
Dal più vecchio registro della Luminaria di S. Martino esistente
nell'Archivio parrocchiale: "Conto Consuntivo dal 1520 al 1558 - Volume
unico", veniamo a sapere che tra il 1525 e il 1533 fervevano i lavori
"per condur su alla gesia de San Martin" carri di "saxi"...
"de calcina"... "depiera cotta", "corpi",
"sabion", ed altro materiale occorrente per la costruzione della
chiesa.
Scorrendo con attenzione le pagine relative agli anni seguenti, abbiamo
la piacevole conferma che gli affreschi che tuttora ornano la controfacciata
e la contigua parete di sinistra dell'arcipretale attuale, ora compresi
nel cassero di sostegno della cantoria, sono opera dell'illustre pittore
cinquecentesco Francesco Pagani, meglio noto con il soprannome Da Milano
perchè in questo modo egli usava firmare i suoi dipinti, pur avendo
abitato per quasi tutta la prima metà del Cinquecento a Serravalle
"in contrada de Piai".
Prima d'ora questi affreschi erano stati assegnati dubitativamente all'Amalteo
da Vittorio Querini, che aveva potuto vederli prima che fossero ricoperti
dalla calce, mentre già Mauro Lucco vent'anni dopo, avanzava una
proposta attributiva a favore del Da Milano, in attesa naturalmente che
la mano esperta di un restauratore li riportasse allo stato originario.
La conferma della paternità del Da Milano viene alcuni documenti
tratti dal citato registro della Luminaria. Non c'è dubbio che i
pagamenti ivi citati si riferiscono alle scene della vita di Cristo, di
cui ora rimane la "Flagellazione” sulla controfacciata e "Cristo
davanti a Pilato" sulla parete sinistra, affrescate dal Da Milano quindi
in una fase avanzata della sua produzione quando, completamente svincolato
dalle suggestioni dureriane particolarmente evidenti nel ciclo della Sala
dei Battuti di Conegliano, la sua arte si apre ad una maggiore inventiva
e libertà compositiva quali si possono ammirare nel grandioso ciclo
di Castello Roganzuolo e ancora di più negli affreschi della sacrestia
dell'arcipretale di Vazzola, verosimilmente dello stesso periodo.
La data 1540 è stata incisa a chiare lettere sulla grande vasca in
pietra del battistero accanto allo stemma della famiglia nobiliare De Gazzuolis,
che risiedeva nell'attuale Borgo Gazziol. Raffigura una gazza posata su
un ramo che cresce da un monte a tre cime.
Lo stesso stemma si trova anche sull'arco del porticato prospiciente la
canonica. Nè certo è da identificare con l'attuale pala dell'altare
maggiore, dipinta da Gasparo Fiorentini oltre un secolo dopo.Il bel dipinto
su tavola, raffigurante il titolare S. Martino in atto di donare al povero
la metà della propria clamide fra i patroni S. Antonio da Padova
e S. Floriano, posto sull’altare maggiore venne eseguito nel 1678
da Gaspare Fiorentini mentre a Battista de Zorzi Veronese è attribuita
la paternità del grandioso altare maggiore, ricco di marmi pregiati,
e in particolare dell'artistico tabernacolo; non è escluso che lo
stesso Battista de Zorzi sia autore anche dei bei paliotti della mensa dei
due altari laterali, scolpiti in marmo bianco di Carrara con scene raffiguranti
la "Sacra Famiglia" e la "Decollazione del Battista"
.
Per quanto riguarda l'affresco del soffitto, purtroppo risulta abbondantemente
ridipinto in seguito ai danni causati dal terrernoto del 18 ottobre 1936,
per cui oggi è più agevole ravvisarvi la mano del suo restauratore,
il pittore vittoriese Vittorio Casagrande per l'appunto, che non quella
del suo autore originario. Raffigura la "Gloria di S. Martino"
nella parte inferiore, fra i patroni S. Giovanni Battista, S. Antonio da
Padova, S. Floriano e S. Giuseppe, mentre in quella superiore compare la
Vergine assunta in cielo tra schiere di angeli e preceduta dallo Spirito
Santo in forma di colomba. Sul soffitto del coro, entro una cornice di stucco
rettangolare ad andamento mistilineo come quella della navata, sono affrescati
degli angeli reggenti mitria e pastorale, quali attributi del santo titolare.
L'autore potrebbe essere Sebastiano De Boni, che a Colle ha diretto i lavori
per la costruzione di Chiesa e campanile, ma la cui attività come
pittore, pure copiosa, è ancora tutta da scoprire. |
Chiesa Parrocchiale “Madonna della Pace” al Menarè
Istituita la nuova parrocchia "in località Colle Umberto"
con decreto del vescovo Albino Luciani, futuro papa Giovanni Paolo 1, in
data 16 luglio 1969, dotata di personalità giuridica il 16 ottobre
1972, l'attuale chiesa parrocchiale della Madonna della Pace, di cui venne
posta la "prima pietra auspicale" il 9 aprile 1972, fu consacrata
dal vescovo Antonio Cunial il 24 dicembre dello stesso anno. Progettista
è l'architetto di Vittorio Veneto
Giovanni Dal Bo, che qualche anno prima aveva steso il progetto anche della
nuova parrocchiale di Ponte della Muda.
Concepita secondo un piano circolare che si ispira alla chiesa cattolica
di Frank Gibberd a Liverpool, essa risponde perfettamente alle nuove esigenze
liturgiche di una più ampia compartecipazione fra celebrante e fedeli,
in base alle direttive del Concilio Vaticano II.
In forma di esagono allungato nella zona del presbiterio, con la cappella
dei Santissimo sulla sinistra, mentre il fonte battesimale si trova in prossimità
dell'ingresso, oltre che dalle finestre delle pareti essa riceve luce dalla
lanterna cuspidata al vertice che svetta verso il cielo, "accentuando
le caratteristiche di una tenda che si eleva sullo sfondo verde del colle"
(Ferrighetto). Il dislivello del terreno, che tende ad abbassarsi rispetto
al piano della strada, è stato risolto dislocando sul piano seminterrato
le opere parrocchiali, oltre ai servizi vari.
Sulla parete absidale, dietro l'altare della celebrazione, è in bella
mostra un affresco (cm. 1 50 x 300) con il "Cenacolo" del pittore
Luigi Cillo, nato a Cappella Maggiore nel 1920 e che ora vive a Colle Umberto,
presso Borgo Campion. Dipinto nel 1967 per la cappella della Casa di Cura
a Costa di Vittorio Veneto, ma acquisito alla chiesa della Madonna della
Pace dal 1973, raffigura in stile moderno il tema tradizionale dell'ultima
cena di Cristo alla presenza degli apostoli prima della sua passione e morte.
Sulla parete sinistra, prima della Cappella del Santissimo, si impone una
statua raffigurante la Madonna della Pace dall'aspetto soavemente giovanile,
scolpita in legno di tiglio da Corrado Moroder di Ortisei, in Val Gardena
(BZ).
Di un certo interesse anche le quattordici stazioni della Via Crucis in
bronzo argentato, firmate Vedele da Milano. |
Chiesa di S.Sebastiano nel borgo omonimo
Dopo le arcipretali di S. Tommaso e di S. Martino e
la parrocchiale della Madonna della Pace al Menarè, la chiesa di
S. Sebastiano è la quarta in ordine di grandezza del comune di
Colle Umberto. Nella relazione per la visita pastorale fatta a Colle il
7 giugno 1752 viene detta "chiesa campestre pubblica sotto l'invocazione
di S. Sebastiano, provveduta del necessario dalla Limosina de' Parrocchiani,
e d'un poco d'affo che cava det.a chiesa da pizziolo Fondo". Nella
successiva relazione del 1805, nel ribadire che "è di ragione
della Comunità, e di Parrocchiale diritto", si precisa che
"si venera una Reliquia del d.o Santo riconosciuta da S.E.R. ma Mr.
Lorenzo Da Ponte Vescovo di Ceneda nel 1747, come dall'Autentica".
Sul campanile, poggiante sulla facciata e sulla parete sinistra, e sostenuto
da una caratteristica colonna all'interno della chiesa stessa, è
stato murato, poco sotto la cella campanaria, un interessante stemma vescovile
scolpito sulla viva pietra che reca incisa la data 1731. Potrebbe trattarsi
dell'anno in cui sono stati portati a compimento i lavori di ristrutturazione
della chiesa nelle dimensioni attuali. L'altare maggiore, impreziosito
da marmi policromi, è ornato da un dipinto su tela che raffigura
nella parte superiore la Madonna col Bambino tra le nubi, in atto di reggere
il noto Scapolare del Carmine. Nella parte inferiore domina, al centro
legato ad un albero e colpito da frecce, il titolare S. Sebastiano, fra
S. Rocco a destra additante il bubbone della peste sulla gamba, e S. Floriano
a sinistra in abiti vescovili, con mitria e pastorale, mentre una mucca
fa capolino ai suoi piedi all'estrema sinistra, in segno del suo protettorato
sul bestiame. L'iconografia del Santo è di estremo interesse perchè
conferma, nel Settecento, la diffusione in diocesi di Ceneda, ora di Vittorio
Veneto, del culto di S. Fioriano, predecessore di S. Tiziano nella cattedra
episcopale di Oderzo, quale intercessore contro le malattie del bestiame
in genere, patronato che abitualmente viene attribuito al S. Floriano
soldato e martire di Lorch.
L'opera non è finnata nè datata.
Sulle pareti della navata, rimarchevoli sono le quattordici "Stazioni
della Via Crucis" (cm. 46x36 ciascuna), incise a Venezia fra il 1778
e il 1779 con la tecnica dell'acquaforte e bulino nella celebre calcografia
del tedesco Giuseppe Wagner e tratte da opere di vari esponenti della
pittura veneta del Settecento. Gli incisori che hanno atteso a questo
lavoro sono fra i più abili del tempo: Antonio Baratti (1824- 1787),
Fabio Berardi (1728-1788), Pelegrin de Colle (1737-1812) e Giuseppe Lante
(1737-1779).
Le incisioni sono acquerellate e racchiuse da cornici di legno. Sul margine
inferiore di ogni foglio si può leggere al centro la stazione e
il corrispondente numero romano, mentre ai lati, su due righe, compare
una iscrizione in latino relativa all'episodio in questione della Via
Crucis.
Dal 1993 anche le pareti dell'arcipretale di S. Martino di Colle Umberto
sono ornate da una copia di queste quattordici stazioni della Via Crucis,
riprodotte fotograficamente da Pietro Zaros dagli originali del citato
Castello di S. Martino. Le tele originali con le quattordici "stazioni
della Via Crucis" sono custodite a Venezia, nella chiesa di S. Maria
del Giglio, sestiere di S. Marco.
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Oratorio della Madonna della Salute in borgo Mescolino
Non si sa con precisione quando sia sorto quest’oratorio
nella borgata di Mescolino. Viene nominato per la prima volta nel 1478
sotto il titolo di
“S.Maria della Misericordia”. L’oratorio fu rifatto
nel 1710 nelle forme attuali. Nel 1854 la chiesetta venne chiamata succursale
dell’arcipretale di S. Martino. L’oratorio è sempre
stato centro di devozione ed è il più frequentato anche
da persone fuori parrocchia.
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Oratorio di S. Antonio abate a Campion
Il borgo Campion faceva parte della "Villa di Colle".
Scrive l'arciprete di Colle don Gian Paolo Malanotti in una sua relazione:
"Non vi è alcun luogo a questa chiesa soggetto sotto altra
denominazione, fuorchè un piccolo borgo, detto Campion, appartenente
alla cura spirituale di San Martino di Colle e che negli affari civili
forma un corpo solo col Comune di Collee". L'oratorio
è stato costruito verso l'anno 1693, sotto l'invocazione della
Beata Vergine e di S. Antonio abate a spese della nobile famiglia Piazzoni
di Serravalle residente in un palazzo prospiciente Piazza Flaminio. Il
15 settembre 1779 l'arcidiacono e vicario generale della diocesi mons.
Basilio Piazzoni, comproprietario di detto oratorio al tempo del vescovo
Marco Zaguri, nella sua relazione lo pone sotto il titolo di S.Antonio
e S. Osvaldo. E' sempre stato trovato in buone condizioni, anche quando
passò in proprietà alla famiglia Olivi, anch'essa di Serravalle.
Oggi è di proprietà della parrocchia di San Martino ed è
stato derubato di tele giudicate di qualche valore artistico.
Sulla pala dell'unico altare era raffigurata la Madonna con il Bambino,
S. Antonio di Padova, S. Osvaldo e S. Domenico. Nel 1954 è stata
acquistata dalla ditta Orcesi di Panna una statua raffigurante S. Antonio
abate.
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Oratorio di S. Croce e di S. Pietro a Gazziol
La data e lo stemma posti sulla vasca del battistero
(1540) con le iniziali "HI.G. " nella chiesa parrocchiale ci
dicono della presenza a San Martino della nobile famiglia Gazzuolo o De
Gazzuolis, che diedero il nome al sottostante Borgo Gazziol, dove avevano
la loro residenza accanto ad una chiesetta
dedicata alla Santa Croce e a San Pietro in Vincolis (= in catene)".
Il primo accenno a questo oratorio lo si ha in data 26 aprile 1713 in
seguito ad un lascito per la celebrazione di Messe. Nella relazione per
Visita Pastorale effettuata il 24 febbraio 1741, risulta di proprietà
della nob. famiglia Francesco Corradini di Conegliano e da essa mantenuto,
mentre in quella dell'8 maggio 1875 l'oratorio ritorna di proprietà
della nob. famiglia Pietro Gazzuoli, per passare nel 1887 in proprietà
dei sig. Bortoluzzi dott. Francesco di Ceneda. Dal 1969 è di proprietà
della parrocchia per una donazione fatta dal sig. Ulliana Mansueto di
Pinidello.
La pala dell'altare maggiore nel 1938 ebbe un brutto restauro ad opera
del pittore Delfino Vemier (Peo), al quale forse non venne precisato il
soggetto, perchè in condizioni illeggibili, ma che doveva avere
riferimento alla Santa Croce e a San Pietro in catene.
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Oratorio di San Rocco
L'oratorio di San Rocco, nel borgo omonimo, è
stato eretto (anche sotto il titolo di San Sebastiano) per volontà
degli abitanti del luogo o del paese intero come voto per essere liberati
dalla peste. Il vescovo Brandolini la dice: "Una chiesina prossima
alla parrocchiale ed è sprovvista di tutto".
Oggi, a parte il fatto sacrilego che da soliti ignoti è stata derubata
della pala che rassomigliava molto (forse una copia) a quella della chiesa
cattedrale, raffigurante la Madonna della neve con ai lati i Santi Rocco
e Sebastiano, di pittore ignoto, è stata addobbata di banchi nuovi,
di candelieri e tovaglie, di paramenti di ogni colore liturgico e di tutto
l’occorrente per la celebrazione della Messa.
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Oratorio di S.Liberale in Col di Manza
L'oratorio si trova nell'area antistante Villa Fabris,
che il sommo Tiziano si era fatta costruire come seconda casa, dopo quella
che aveva già a S. Canziano ai Birri di Venezia, in cambio del
compenso che gli spettava per aver dipinto il celebre polittico della
parrocchiale di Castello Roganzuolo, messo "in loco" nel 1549.
Naturalmente l'edificio attuale è frutto di un rimaneggiarnento
avvenuto nella seconda metà dell'Ottocento, che comportò
la sopraelevazione di un piano; tuttavia il suo primo illustre proprietario
è testimoniato dalla seguente iscrizione posta sulla facciata:
"Haec Titiani domus".
La pala che ornava l'altare di questo oratorio raffigura la Madonna col
Bambino, seduta tra le nubi e attorniata da cherubini, reggente con la
destra la corona del rosario; nella parte inferiore compare a sinistra
il titolare S. Liberale in abiti militari e con la palma del martirio.
Di maggior interesse invece l'altra tela con il "Martirio di S. Eurosia"
ritratta in abiti principeschi dopo che il carnefice le ha appena tagliato
mani e piedi che, particolare piuttosto rnacabro, compaiono per terra
davanti a lei, mentre un angeletto dall'alto le porge la corona e la palma
del martirio.
L'interesse maggiore è dato dal brano paesaggistico che si apre
sulla destra, perchè è una riproduzione fedele, quasi fotografica,
della situazione ambientale del Serravallese e in particolare del territorio
di Colle Umberto nella seconda metà del Seicento; infatti il primo
edificio viene identificato come Villa Morosini-Lucheschi, il secondo
è Villa Zuliani-Verecondi, a cui segue il complesso abbaziale di
Colle con l'oratorio di S. Pietro e la parrocchiale di S. Tommaso apostolo,
mentre nello sfondo a sinistra Ceneda, di cui si riconosce la cattedrale,
il castello di S. Martino e le fortificazioni del colle S. Paolo, e a
destra Serravalle, con il Santuario di S. Augusta preceduto dalle sei
cappelle costruite nel 1642 lungo la via di accesso.
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Oratorio della Madonna delle Grazie
Una graziosa tela (Fig. 149) oma l'altarino dell'oratorio
situato a Colle Umberto all'incrocio fra Via Veglia e Via Tagliamento.
Una
lapide murata all'intemo di detto oratorio reca un'iscrizione con l'anno
di costruzione e il nome del costruttore: "Zanette Antonio efamiglia
per devozione 1911 ". Con una iconografia che si rifa ai canoni quattrocenteschi,
il pittore Vittorio Casagrande ha dipinto una Madonna dall'aspetto soavemente
giovanile che, seduta su un trono di marmo, tiene in grembo Gesù
bambino in atto di reggere il giglio della castità. Notevole è
il paesaggio che si apre nello sfondo fatto di case, chiese, boschi e
montagne che si perdono all'orizzonte fino a confondersi con il cielo.
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Oratorio della Beata Vergine della Mercede
presso la Villa Verecondi – Scortecci
Eretto probabilmente dalla famiglia Zuliani, proprietaria della villa all’inizio
del XVIII secolo. Era fino a pochi anni fa una delle chiesette visitate
in occasione delle Rogazioni
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Oratorio di Ca’ Gamba
L’oratorio pubblico di S. Antonio e di S. Gaetano
sorge in prossimità di Villa Gamba.
Molto grazioso, di stile settecentesco, aveva una bella pala, che portava
in basso un’interessante visione dell’abbazia di Colle e di
Ca’ Gamba, ricca di dettagli. L’oratorio era sempre aperto
e veniva frequentato dai fedeli del centro del paese. Ora è in
notevole degrado.
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