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Comune di Colle Umberto Provincia di Treviso
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Via dell'Abbazia, 1 CAP 31014
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Tel.: 0438.39775 Fax: 0438.394519 C.F.: 84000770267 P.IVA: 00552970261
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| Ville Venete di Colle Umberto |
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| Villa - Castello Lucheschi
In luogo del complesso residenziale dei Conti Lucheschi
a Colle Umberto, si trovavano in origine le dipendenze agricole (stalle,
fienili, ecc.) del convento benedettino, che stava sulla sommità
del colle. Questi depositi agricoli vennero sistemati lungo ed al termine
della originaria strada di Colle che conduce al centro del Paese, detta
"malvolta" per le numerose insenature che si snodano lungo il
suo sviluppo centrale risalente i colli.
Pertanto essa in altri tempi passava dove ora c'è la pineta, quindi
in mezzo all'attuale castello e poi risaliva l'erta verso l'abbazia. Del
primitivo complesso rurale monastico rimane ancora una torre, un tempo
campanile di una chiesa locale interna, poi adottata a torrione tra la
fine dell'800 ed i primi anni del '900 (1911). Altri locali agricoli del
vecchio deposito monastico vennero trasformati in serre agli inizi di
questo secolo. A fianco di questo torrione prospiciente la strada "malvolta",
venne costruita nel '700 la sontuosa villa padronale, ricordata e celebrata
nei tempi passati per la raffinatezza dell'architettura e le decorazioni
a stucco con dorature che ornavano stanze e sale e che incorniciavano
specchiere e splendidi dipinti opera del Piazzetta (1682-1754), famoso
pittore veneziano. Successivamente, verso la metà dell'800, a ridosso
di questa torre, vennero costruite le prime scuderie, altre cantine, granai
e l'ammasso dei bozzoli sunai e l'ammasso dei bozzoli su probabili preesistenti
fabbricati rurali dell'abbazia, che sono stati disposti di fronte all'attuale
ingresso del palazzo-castello. Nella stessa epoca fu incorporata all'altra
estremità della villa, una poderosa torre merlata, composta du
diversi piani adibiti a ghiacciaia per la conservazione a ciclo delle
uova del baco da seta. Ampliandosi ancor più il corpo di fabbrica
del castello, sempre in questi anni (1840) fu deviato il tratto finale
della vecchia strada "malvolta", facendola aggirare intorno
a mezza costa della collina, reclutando un gran numero di disoccupati,
frequenti a quei tempi. Sede del comando austro - ungarico, durante la
prima guerra mondiale fu incendiata per rappresaglia alla fine del conflitto,
rovinando gran parte delle opere artistiche, in essa contenute. La Villa
- Castello Lucheschi fu restaurata e resa funzionale ma durante la seconda
guerra mondiale a partire dal 1943 divenne sede di un comando delle SS
e della X° M.A.S. a seguito delle trattative avute tra i conti Lucheschi
e ti Lucheschi e la moglie del principe Valerio Borghese. Il parco servì
da ospedale da campo e i sotterranei del castello da prigioni per i tribunali
militari. Nell'aprile '45 fu adibita a comando partigiano dal quale partì
l'ordine di fermare la colonna blindata dell'armata tedesca sul Menarè.
Fu infine rasa al suolo dai bombardamenti dell'aprile del 1945 e fu presa
di mira da un intenso mitragliamento. I ricordi rimasti, del trascorso
splendore della Villa - Castello dei Conti Lucheschi di Colle Umberto,
sono ancora ravvisabili in alcuni stemmi gentilizi sull'esterno del palazzo
principale.
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Villa Morosini - Lucheschi
La
villa fu residenza di un ramo della famiglia dogale Morosini di Venezia.
La villa patrizia è adagiata tra morbide colline ai lembi meridionali
del Comune di Colle Umberto in località Valforte. La vicenda, che
interessa questo complesso, risale all'epoca dalla caduta della Repubblica
di Venezia, nell'anno 1797, per opera di Napoleone. Nel mezzo di quei
disordini e cambiamenti di potere che ne derivarono, il patriziato
veneziano tese a ritirarsi in zone appartate. Una schiatta dei Conti Morosini
scelse di abitare a Colle Umberto nella parte meridionale delle colline,
in un anfiteatro naturale fra una rigogliosa vegetazione. Poco tempo dopo
il 1797 costoro arrivarono a Colle e si stabilirono inizialmente nelle
case coloniche di Tomasella (poi ridimensionate e restaurate nel 1975
daonate e restaurate nel 1975 dal Dott. Maurizio Lucheschi nelle attuali
disposizioni). In seguito si trasferirono in un luogo più basso,
l'attuale villa gentilizia, nei primi anni dell'800, ricavando la loro
residenza da un precedente monastero di frati che vi si trovava fin dal
'600, su disegno dell'architetto De Boni di Feltre, lo stesso che progettò
l'attuale chiesa arcipretale del capoluogo. Nel 1850, quando la villa
fu acquistata dai Conti Lucheschi, essa venne completata con la costruzione
di nuovi corpi di fabbrica, tra cui due barchesse. Nei tempi successivi
continuarono i miglioramenti della villa, definendola nel suo bell'aspetto
moderno.
Per circa un anno, dall'ottobre 1917 all'ottobre 1918, la villa fu requisita
a sede del comando supremo austroungarico dell'aviazione, munita di rifugi
antiaerei ed alimentata da un impianto idrico ricavato da un laghetto
naturale attiguo, poi prosciugato. Nell'offensiva del Piave, nel giugno
del '18, fu più volte bersagliata dalle cannonate italiane le quali
esplosero per fortuna sulle colline di Castello Roganzuolo, senza danneggiarla.

A guerra finita, col rientro dei Lucheschi, il complesso monumentale fu
integralmente restaurato con notevoli lavori, che durarono fino al 1924,
durante i quali fu rinvenuto per caso l'antico cimitero dei frati (ne
furono trovati ancora nelle proprie bare) e decorate le barchesse dal
pittore della zona Vittorio Casagrande, dello "Paiutta". L'imponente
Villa patrizia Morosini - Lucheschi, osservata nella sua interezza, ricorda
lontanamente l'architettura delle ville palladiane, anche se costruita
in epoca neoclassica, ancor più avvalorata dalla rigogliosa vegetazione
e da solenni viali di cipressi che la incorniciano. La villa è
catalogata tra le "ville venete" ed è sotto la dipendenza
della Sovrintendenza artistica di Venezia.
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| Villa Fabris (Casa del Tiziano)
La villa si trova inserita tra le colline ai lembi meridionali del territorio
comunale di Colle Umberto, in località Col de Manza, antico feudo
dei nobili Sanfiori di Serravalle. La villa fu costruita intorno al 1545,
all'epoca in cui vennero ordinate a Tiziano Vecellio le tre pale per la
Chiesa di Castello Roganzuolo,
in una delle quali, nelle vesti della Madonna è raffigurata la
figlia Lavinia. In cambio dei dipinti l'artista chiese e ottenne alcuni
appezzamenti di terreno e la costruzione di una casa. Tale compenso costò
ai popolani di Castello Roganzuolo notevoli sacrifici, tutti descritti
notevoli sacrifici, tutti descritti nei registri di quella chiesa. La
figlia Lavinia sposò il Conte Sarcinelli di Serravalle, la cui
discendenza si estinse verso la fine del '600 quando una Sarcinelli sposò
una nobile Fabris di Belluno. Da quell'epoca la villa è di proprietà
dei nobili Fabris, gente di vecchie tradizioni forensi. La villa in un
primo tempo era più bassa; poi nell'800 fu sopraelevata di un piano,
conservandone le caratteristiche architettoniche e completandosi con adiacenze
agricole. Fu integralmente restaurata negli anni '20, subito dopo la prima
guerra mondiale, dall'impresario Andrea Corocher, a causa dei danni subiti
dagli austroungarici, avendovi tenuto un comando operativo. Attualmente
la villa appare come una caratteristica residenza veneta di campagna,
tipica nella sua struttura, dalla successione spaziale di macropiani e
dalla proporzionalità della forma di porte e finestre. Risparmiata
da rifacimenti e manomissioni è l'attigua cappella poligonale,
come l'ha voluta il Vecellio, in cui fino a non molto tempo fa era conservato
qualche ricordo era conservato qualche ricordo dell'artista cadorino.
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| Villa Verecondi - Scortecci (Casino di Caccia Onesti)
Il patrizio veneziano, Conte Giovanni
Gamba, appartenente ad un'illustre famiglia di mercanti e banchieri, decise
di costruirsi una cascina di caccia a Colle, nelle vicinanze di un'antica
torre medievale, che ancora esiste, fatta costruire dai Conti Da' Camino,
intorno al mille per scopi militari. La cascina fu costruita verso la
fine del '500, con alloggi distribuiti orizzontalmente, secondo lo stile
dettato dalle più illustri ville patrizie palladiane.
Al centro fu sistemato il salone dei banchetti, servito da altre stanze
laterali. Le pareti del salone e delle stanze adiacenti furono abbellite,
nel '600, da ricche decorazioni a stucco a rilievi variabili, che conferiscono
allo stabile intero particolare eleganza. Esiste ancora una lapide, a
ricordo della costruzione del primo corpo di fabbrica, del 1682. Nel '700,
al corpo principale della cascina, con la costruzione finale della cappella,
dedicata alla "Madonna della Salute", graziosa e ricca di stucchi,
nel 1743 ed in pari tempo fu tracciato il parco. Nel 1838 furono costruite
la casa colonica, le stalle ed altre adiacenze per le attrezzature agricole.
Causa il terremoto del 1936, la casa colonica crollò cosicchè
ne fu costruita un'altra poco più lontano. Alla fine del '700,
dai veneziani Conti Gamba (che ebbero a Colle anche il vasto palazzo che
sorge nel centro del paese), la villa passò ai Conti Cattaneo -
Onesti di Milano che la tennero fino alla fine Onesti di Milano che la
tennero fino alla fine dell'800; quindi passò in proprietà
ai Conti Lucheschi e nel 1945 ai nobili Verecondi - Scortecci di Vazzola.
Villa Gamba si trova sistemata in una particolare località del
comune, denominata "il poggio". E' inserita nel catalogo delle
"Ville Venete" della Regione.
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| Villa Ninetta Lucheschi
Villa Ninetta Lucheschi si trova in località Bellenda. Inserita
in uno scenario incantevole (da essa si può godere un vasto panorama),
è
caratterizzata da una particolare architettura, eseguita nello stile liberty,
in voga tra l'800 e il '900. Il fabbricato fu costruito tra il 1907 e
il 1913 dal capomastro Raccanelli e dal muratore Pietro Raccanelli, nipote
del precedente per conto dei nobili Costaldis di Venezia. Risparmiata
dagli austroungarici durante l'invasione del '17, la villa passò
in proprietà dei signori Manezzina di Vittorio Veneto, poi della
famiglia Olivi di Treviso ed infine ai Conti Lucheschi, attuali proprietari.
Poco discoste si trovano la casa di campagna del 1870 di proprietà
Lucheschi, ex dipendenza colonica di Villa Ninetta e la cappella votiva
dedicata al vescovo martire S.Bellino di Adria, costruita intorno al 1880.
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| Casa Antoniazzi L’edificio,
situato in via Contesse, fu realizzata tra la fine del XVII e l’inizio
del XVIII secolo, come
residenza di campagna della nobile famiglia dei Conti Panigai, dai quali
deriverebbe il toponimo “Borgo Contesse”. Verso la metà
del secolo XVIII fu acquistata dalla famiglia Antoniazzi di origine cadorina,
distintasi nel campo della liuteria.
Casa Antoniazzi è un edificio di pianta rettangolare che si sviluppa
su tre piani, caratterizzato dalle semplici linee architettoniche e con
adiacenze sul lato sinistro. All’interno è ben visibile l’impianto
tipico delle ville con salone centrale e stanze laterali.
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| Villa De Nadai Situata
in via Pigatti,
la costruzione risale alla fine del XVIII secolo ed è orientato
parallelamente all’asse viario. Attualmente l’edificio, di
proprietà della famiglia De Nadai, è parzialmente abitato
anche se appare in uno stato di abbandono. E’ privo di elementi
decorativi eccetto il portale ad arco che caratterizza la facciata est
e le cornici in pietra che segnano le monofore rettangolari.
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Villa Olivi
Collocata
al centro di Colle Umberto, casa Olivi risale probabilmente al XVII secolo
anche se
la datazione risulta difficile per la mancanza di documentazione e di
elementi decorativi. Restaurata nel 1989, l’edificio presenta una
struttura a tre piani con una facciata con tre ordini di finestre secondo
lo schema 2 – 1 – 2. Il portale d’ingresso ha il profilo
centinato ed è fiancheggiato da due finestrelle ovali.
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| Villa San Tommaso (Canonica presso la Chiesa di S. Tomaso)
Villa San Tommaso
è un edificio del XVIII secolo situato presso la Chiesa di S.Tommaso
di Colle Umberto. Al corpo originario principale sono stati accostati
un prolungamento verso nord che ha tolto l’equilibrio iniziale nonché
altri corpi di fabbrica di recente fattura.
La villa si sviluppa su tre piani; le facciate est e ovest presentano
aperture con le stesse caratteristiche e con un portale d’ingresso
a tutto sesto ed è sosvrastato da una finestra centrale più
grande delle altre che presenta un davanzale in pietra. All’interno
sono conservati gli originali pavimenti del primo piano.
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